venerdì 24 maggio 2013

PAROLE IN LIBERTA’ SU MINISTERO DEL TESORO ED EQUITALIA



In questi giorni abbiamo assistito al ridimensionamento di Equitalia, un Ente inviso ai cittadini Italiani per la modalità con cui ha messo in atto la sua funzione di recupero crediti per conto dello Stato Italiano; riflettendo sui concittadini che si sono tolti la vita per non poter ottemperare ai loro impegni, anche con Equitalia, mi sono domandato:  come mai tutto il livore e la rabbia è stata riversata su questo Ente? Qualcuno a questa mia domanda mi obietterà se sono a favore di Equitalia , no non è così, l’Ente non solo va ridimensionato, va chiuso in maniera definitiva; lo stato deve adoperare l’Agenzia delle Entrate e se manca personale usi quello in esubero, che ci sono in molti uffici pubblici. Ma veniamo al punto della mia domanda, se i cittadini invece di pensare che la loro rovina si chiama Equitalia iniziassero a rendersi conto che lo stato a cui pagano i loro tributi e che li dovrebbe tutelare ed aiutare nel momento storico più difficile, è quello che si comporta da strozzino e impone all’Ente preposto di applicare sanzioni durissime che vanno dal raddoppio al decuplico dell’importo richiesto, in alcuni casi dovuto, in altri furbescamente richiesto nella speranza che qualcuno non abbia salvato le ricevute e quindi da far ripagare per fare cassa?
Quel Ministero dell’Economia e del Tesoro il cui Ministro e tutti i Funzionari sono nostri dipendenti, che fanno una vita agiata con i soldi di tributi che noi gli versiamo, impone di mettere le cosiddette ganasce alle autovetture, impone di togliere la casa anche a chi ha solo quella in cui abita e si trova in mezzo ad una strada per poche decine di migliaia di Euro, quel Ministero che non riesce a fare una piattaforma programmatica per ottimizzare la spesa pubblica e tagliare gli sprechi che stanno distruggendo il Paese. Se i cittadini si rendessero conto chi è il vero problema, cosa dovrebbero fare? Beh ! Io consiglio ai signori del Governo di mettere un freno a questa situazione, di modificare immediatamente queste sanzioni degne di una criminalità organizzata e risistemare gli sprechi, altrimenti i cittadini li andranno a prendere a calci nel sedere nel breve lasso di tempo……

Sebastiano Campo



mercoledì 22 maggio 2013

GIORGIO ALMIRANTE


Oggi è l’anniversario della morte del più grande Politico Italiano del dopoguerra, un Uomo che è stato una guida fondamentale per molti Italiani ed ha saputo veicolare valori e concetti di società su cui ancora oggi tantissimi poggiano il loro percorso di vita. Ho creduto opportuno riprendere una breve ma significativa cronistoria pubblicata oggi su “IL GIORNALE D’ITALIA” per ricordarlo e mantenere vivi quei valori e quegli ideali che ha saputo infondere e che noi abbiamo l’obbligo di insegnare alle giovani generazioni per un futuro migliore della nostra Nazione.

Sebastiano Campo


ANNIVERSARIO
22/05/2013 

Giorgio Almirante: l'antologia dei discorsi

Breve cronistoria d'Italia, con alcuni dei passaggi più significativi del segretario del Msi-Dn

Dalla Repubblica Sociale all'ultimo discorso alla Camera, passando per momenti drammatici della vita politica nazionale

L’esordio alla Camera (1948)
Sulla barca governativa sono stati accolti dei remiganti i quali indubbiamente vogliono remare in direzioni opposte: al centro di questa barca l'onorevole De Gasperi ha innalzato una bianca vela, la vela del progressismo e dell' innovazione; giacché ci ha comunicato nel suo discorso che la Democrazia cristiana è un partito innovatore e progressista. Ma noi temiamo fortemente che, remando gli uni in un senso e gli altri nell'altro e mancando purtroppo ancora il buon vento degli effettivi del paese, la barca si areni nelle solite secche.
RSI, addio! (1948)
Colui che qualche anno fa innalzò questo tempio d'ingiustizia ebbe a chiamarlo «tempio, tetrastilo», usando una formula greca, forse perché alla lingua latina, la lingua del diritto, ripugnava una definizione di questo genere. Oggi questo tempio a quattro colonne o è crollato o sta crollando; ma sotto le macerie troppa gente ancora soffre, troppi italiani soffrono. Si teme forse che essi possano, come diceva il Presidente del Consiglio, rientrare nella famosa spirale della vendetta. Non è vero: essi l'hanno spezzata, essi vogliono rientrare nel circolo degli affetti familiari, essi vogliono lavorare per l'Italia. Con questo auspicio, o colleghi -che finalmente si possa lavorare per l'Italia in un'atmosfera veramente pacifica e pacificata -il Movimento sociale italiano inizia la sua attività parlamentare, che sempre condurrà da questo punto di vista e con questo preciso intento. Non importa che la nostra pattuglia sia ristretta: è grande il nostro cuore d' italiani!
Il ritorno di Trieste
La sera del 10 giugno in piazza Unità è rimasta incancellabile nell'animo di tutti coloro che hanno avuto la grande sorte ed il grande privilegio di viverla insieme col popolo triestino. Era sentimento? No, era un atto di storia, era un fatto storico fondamentale nella vita del nostro paese. Trieste quella sera, in quei giorni, celebrò la sua vittoria, che non fu vittoria politica, ma vittoria storica. Trieste riconsacrò l'Italia a se stessa. Da Trieste partì in quei giorni una luce, che chiarì a molti italiani, che in questi anni ne avevano perduto la nozione ed il ricordo, cos'è la nazione, cos'è la patria, cosa significa amare l'Italia. Trieste vinse allora, e noi siamo sicuri che Trieste vincerà ancora. Trieste ha ricordato agli italiani, ha radicato nuovamente negli italiani, anche nei più riottosi, il senso vivo della nazione. Trieste, nell'ambito internazionale, saprà ricordare agli europei, agli uomini civili europei e di tutte le parti del mondo, il senso vivo d' Europa, della sua civiltà, della sua lotta contro ogni barbarie.
In ricordo dei Caduti
Noi siamo caduti e ci siamo rialzati parecchie volte. E se l'avversario irride alle nostre cadute, noi confidiamo nella nostra capacità di risollevarci. In altri tempi ci risollevammo per noi stessi, da qualche tempo ci siamo risollevati per voi, giovani, per salutarvi in piedi nel momento del commiato, per trasmettervi la staffetta prima che ci cada di mano, come ad altri cadde nel momento in cui si accingeva a trasmetterla.
Julius Evola
Se volete un motto che vi ispiri e vi rafforzi, ricordate l’insegnamento di Evola: “Vivi come se tu dovessi morire subito. Pensa come se tu non dovessi morire mai”.
Pacificare senza rinnegare
Non vi offendete, non prendetevela a male. Quello che sto dicendo non vuol essere affatto provocatorio, anche se mi rendo conto che può sembrarlo. Bisogna che tutti prendano atto che la Repubblica nata dalla Resistenza è morta e bisogna celebrarne i funerali. Non lo dico polemicamente. Mi rendo conto che è difficile, per ciascuno di voi, almeno per coloro che hanno militato nei ranghi della Resistenza, accettare un simile discorso: ma io lo faccio egualmente. Quando noi anziani (o noi vecchi), che siamo giustamente legati alle nostre memorie ed alle nostre vecchie tradizioni, parliamo un linguaggio che ci sembra attuale e che invece attuale non è, quando voi insistete a proposito dei valori della Resistenza ed io insisto sui contrapposti valori della Repubblica sociale italiana, io vi dico che non sono disponibile a cedere su questo piano: non sono disponibile a rinnegare; e ricordo a me stesso che il vecchio motto del Movimento Sociale Italiano fu inventato da Augusto De Marsanich, che fu splendido segretario del partito e che insegnò nella sua esperienza, nella sua pulizia, nella sua estrema correttezza morale, nella sua grande capacità politica, a non rinnegare e a non restaurare. Non siamo disponibili per rinnegare; ma (abbiamo dato l'esempio, e continuiamo a darlo) siamo capaci di non restaurare. La nostra non è una tradizione che pigramente pensiamo di poter inserire immutata nel presente e nell'avvenire del nostro paese. Noi pensiamo di rinnovare noi stessi, di dare esempio di capacità di rinnovamento da parte nostra; pensiamo che sia venuta l'ora per riconoscerci in una Repubblica diversa, adeguata alle necessità dei tempi, in una Repubblica che sappia davvero rappresentare il punto di incontro tra tutti gli italiani.
In morte di Ugo Venturini (1970)
Sto dicendo la verità a nome di un partito che in quella occasione ha fatto esemplarmente il suo dovere e sto dicendo la verità a nome di un partito (anticipo, dolorosamente, quello che stavo per dire) che ha avuto in Genova uno dei suoi giovanissimi martiri, Ugo Venturini, il quale è stato fatto fuori a pietrate accanto a me, per salvarmi la vita. Erano pietrate che erano destinate al mio cranio, e che purtroppo sono arrivate al giovane cranio di Ugo Venturini. Dopo i fatti del 1960, per la prima volta tornavo a Genova per tenere una manifestazione; trovai il solito servizio di disordine, trovai forze dell'ordine che purtroppo avevano avuto l'ordine di consentire il disordine. La pelle ce l'ha rimessa un ragazzo di trentatré anni, Ugo Venturini. Ci permettete di ricordare i nostri morti, ce lo permettete? Perché lo stiamo facendo senza nessuna faziosità, con enorme dolore.
Il Potere e l’Opposizione
Non ho alcuna aspirazione di potere. Noi non abbiamo alcuna aspirazione di potere, e siamo in grado di raccogliere consensi sempre più vasti anche dicendo ai nostri elettori che non li potremo difendere da posizioni di potere, ma che li difenderemo da posizioni di opposizione. Da quarant'anni a questa parte questo è il nostro atteggiamento, questo è il nostro comportamento in Parlamento e nel Paese.
La Coscienza
Buona fortuna agli avversari; noi abbiamo buona coscienza, il che è più importante.
Dopo l’assassinio  di Alberto Giaquinto (1979)
Si accertino questi fatti; si sarebbero dovuti accertare prima. Ma che razza di ministro dell’Interno è un ministro che ripete il mattinale della questura, di una squalificata questura, di uno squalificato questore, quando ci sono dei ragazzi assassinati?
Mi sento padre di questa famiglia, come segretario di questo partito.
Non volevamo tenere comizi, perché i comizi sono di pessimo gusto quando si tratta di dare la parola a chi ha dato il sangue.
Sono il segretario del Movimento sociale italiano-Destra nazionale, partito nato 32 anni or sono, che ha onoratamente vissuto alla opposizione quasi tutta, posso dire tutta, la sua vicenda politica, nel bene e nel male, sbagliando o a ragione.
La giustizia se lo ricordi, onorevole ministro, nell’esercizio della sua funzione è la sola alternativa alla violenza. Non ne esistono altre. È inutile parlare di pacificazione. No, la giustizia ci vuole! I giovani questo vogliono, a questo hanno diritto.
Ebbene, in nome dei giovani, nostri ed altrui, noi vogliamo giustizia e non molleremo, onorevole ministro. 
Cadono i nostri ragazzi, e me ne duole infinitamente. Cadono ragazzi di sinistra o di altre parti; me ne duole altrettanto, ma cominciate a cadere anche voi, perché siete marci, in questo meccanismo di corruzione indotta, di viltà contagiosa, di menzogna invereconda!
L’ultimo discorso alla camera (1987)
Qualcosa comincia finalmente a tradursi in realtà. Lo stesso onorevole Craxi ha fatto propria (senza naturalmente citare la fonte: ma non ha alcuna importanza) una delle tesi da noi sostenute, cioè le necessità che il Presidente della Repubblica sia eletto direttamente dal popolo. Gruppi parlamentari come quello socialdemocratico hanno presentato abbastanza recentemente proposte di legge per l'elezione diretta del sindaco: e non si tratta di una riforma meno importante della precedente, anzi in qualche modo si può dire che sia addirittura più importante. Si sta, molto lentamente e faticosamente, determinando una coscienza popolare sulla necessità di riformare il sistema. Così, appunto, il Movimento Sociale Italiano-Destra Nazionale qualifica la sua azione di opposizione. 
L’addio alla Segreteria (Congresso di Sorrento – 1987)
Mi piacerà essere ricordato. Ma prego Iddio di non farmi rimpiangere dal popolo missino.
La mia età e la mia salute non sono i motivi determinanti della mia fermissima decisione, anche se un certo peso lo hanno avuto. E allora qual è il motivo vero? Il fatto che per quasi vent' anni il Movimento sociale abbia avuto lo stesso segretario e la stessa classe dirigente. E' dunque giusto, è utile, è necessario che il segretario del partito dia l' esempio e lasci l' incarico. Cederà il posto, ma non scomparirà. La casa dell' Msi è, insieme alla mia dimora personale, casa mia. Nessuno se ne va.
“Non ho voglia di vivere a lungo.
Quello che potevo fare di buono l’ho già fatto:
ho seminato fede e speranza per tanti anni.
Ho esortato al coraggio e alla pazienza un popolo
che se avesse avuto pazienza e coraggio non sarebbe finito così male.
Ho diffuso amore per idee buone e semplici.
Di più non potrò mai fare.
Ed è bene che uomini come me non raggiungano il successo.
Degli uomini come me si deve poter dire:
era fatto per i tempi duri e difficili,
era fatto per seminare e non per raccogliere,
era fatto per dare e non per prendere.
Vorrei tanto che, quando non ci sarò più,
si dicesse di me quello che Dante disse di Virgilio:
facesti come colui che cammina di notte,
e porta un lume dietro di sé, e con quel lume non aiuta se stesso.
Egli cammina al buio,
si apre la strada nel buio ma dietro di sé illumina gli altri.”

“Non ho voglia di vivere a lungo. Quello che potevo fare di buono l’ho già fatto: ho seminato fede e speranza per tanti anni. Ho esortato al coraggio e alla pazienza un popolo che se avesse avuto pazienza e coraggio non sarebbe finito così male. Ho diffuso amore per idee buone e semplici. Di più non potrò mai fare. Ed è bene che uomini come me non raggiungano il successo. Degli uomini come me si deve poter dire:era fatto per i tempi duri e difficili, era fatto per seminare e non per raccogliere, era fatto per dare e non per prendere. Vorrei tanto che, quando non ci sarò più, si dicesse di me quello che Dante disse di Virgilio: facesti come colui che cammina di notte, e porta un lume dietro di sé, e con quel lume non aiuta se stesso. Egli cammina al buio, si apre la strada nel buio ma dietro di sé illumina gli altri.”


giovedì 9 maggio 2013

Storace: Serve una nuova Destra


"Dopo la scomparsa di Buontempo anche per noi nulla può essere come prima. E tutti dobbiamo capire il valore della riflessione che va aperta su uno spazio politico che rischia di assomigliare a quel deserto dove nessuno agisce, se non bande predatorie di disperati".

09 maggio 2013

"La destra italiana va rifatta, ridisegnata, liberata. Dopo la scomparsa di Teodoro Buontempo anche per noi nulla può essere come prima. E tutti dobbiamo capire il valore della riflessione che va aperta su uno spazio politico che rischia di assomigliare a quel deserto dove nessuno agisce, se non bande predatorie di disperati".  E' quanto scrive Francesco Storace, segretario nazionale de La Destra in un editoriale su Il Giornale d'Italia e sul sito del partito. "Guardo attorno a noi e vedo mandrie - sparute - convinte di poter attrarre al posto altrui. Chiedo a tutti di avere il coraggio di convocare un tavolo senza pretese di dominio. Ci pensavo sabato scorso assistendo al convegno di Azione Popolare (se non sbaglio) nel quale parlavano Malgieri e Landolfi, Benedetti Valentini e Viespoli, con le conclusioni di Silvano Moffa. Ognuno parla per se', nessuno e' in grado di parlare per tutti. Li guardavo e pensavo a qualche mese fa, loro in Parlamento e noi in cattività. Ero l'unico ad avere un incarico, ora, quello di consigliere regionale. No, una storia nobile, bella, affascinante, non può finire così. Mannaggia a Fini... Anche perché chi non ha vissuto l'epopea della destra italiana se ne frega di noi. Alle esequie di Teodoro Buontempo, salvo un paio di consiglieri regionali, non ho visto alcun esponente di vertice della vecchia Forza Italia, da Alfano in giù. Mi ha fatto davvero male, e' assenza di umanità". 

"Giovedì prossimo sarò a Palermo, a un convegno organizzato da Mimmo Nania, e dirò la mia - continua Storace - . Alla destra italiana deve tornare il coraggio della messa in discussione, cercando anzitutto un nuovo leader per ricostruirsi. Non per rottamazione che, come ha giustamente notato Pasquale Viespoli, fa a pugni con la cultura della tradizione. Ma per dimostrare capacità di rinnovarsi senza traumi. Lo vorrei dire a Giorgia Meloni. Non basta nemmeno Fratelli d'Italia. Esattamente come non bastava Futuro e Liberta'. Smettetela di aver paura delle ombre, noi siamo noi e basta! Alla vostra età accontentatevi di prenotare una leadership per chi ne sarà capace, ma attorno a un progetto politico inclusivo, rinnovato, senza preclusioni. Del resto, basti guardare chi è rimasto in circolazione. Con la vecchia tessera di Alleanza nazionale, sta al governo solo Alberto Giorgetti, sottosegretario. La Russa presiede un organismo parlamentare. Idem per Matteoli. Poi basta. Hanno più diritto a vivere il sottosegretario Micciche' e quello che abbiamo scoperto ieri grazie a Repubblica', tale Walter Ferrazza, agli affari regionali, targato addirittura Mir di Samori'. Sono figli del pareggio al Senato, al quale hanno contribuito anche i nostri voti. No, non interessano a noi i loro posti al governo, ma la dignità di una proposta politica. Che sembra evaporata. Facciamola la nuova destra, con contenuti finalmente commestibili. Mi interessano la sovranità dell'Italia e la politica sociale. Il presidenzialismo. I giovani e l'etica. La lotta al relativismo e il diritto naturale. Il lavoro e la partecipazione. Le banche e la questione morale in economia. La guerra alla droga e la dignità dell'uomo. Noi, La destra, sappiamo che cosa vuol dire il nostro percorso. Abbiamo vissuto la sofferenza, l'esilio politico, processi durati anni: non abbiamo rancore verso chi ci ha lasciati soli. Ci siamo. A una condizione: giurare che la rappresentanza e' piu' importante del potere. Altrimenti muoiono le idee". 




lunedì 6 maggio 2013

IL PERICOLO DELLA LEGGE “ IUS SOLI”


Sento molte voci contrastanti in merito alla proposta del Ministro Kyenge,  vorrei  sottolineare che la proposta di Legge “Ius Soli” equivale a dire che il fatto di nascere su un territorio ti da il diritto di cittadinanza , indipendentemente dalla cittadinanza posseduta dai genitori. Questo vuol dire che con una sola cittadinanza verrà garantito un intero gruppo familiare, quindi non si potrà espellere nessuno del gruppo di quella famiglia, anche se il provvedimento si rende necessario e dovuto. Ci si rende conto di cosa succederà se passa una legge di questo genere? Che non potremmo più prendere provvedimenti di tutela e sicurezza e faremmo una sanatoria per quasi tutti gli stranieri presenti su tutto il territorio nazionale, oltre chiaramente a subire una crescita demografica notevole, per un Paese giovane in fatto di Politiche di immigrazione, non essendo una Nazione colonizzatrice, potrebbe causare uno squilibrio sociale difficile da gestire.
Essere contro questa proposta di Legge non vuole dire essere razzisti, ma solo di voler tutelare i diritti, la cultura e le esigenze di una Nazione, essere a favore è come partecipare alla distruzione del diritto di essere Stato; dove (in quei pochi paesi, Stati Uniti e Francia) è stata applicata tale legge non ha aiutato a risolvere il problema dell’integrazione, anzi ha creato conflitti notevoli. Difatti tutti gli altri Paesi del mondo applicano lo “Ius Sanguinis” che indica l’acquisizione della cittadinanza per il fatto della nascita da un genitore in possesso della stessa cittadinanza.

Sebastiano Campo



sabato 27 aprile 2013

FUNERALI BUONTEMPO, L’ULTIMO SALUTO NELLA BASILICA DI SAN MARCO







Centinaia di persone si sono recate questa mattina presso la chiesa di San Marco, a Piazza Venezia, per l’ultimo saluto a Teodoro Buontempo. Il feretro del presidente de La Destra è stato trasportato, tra gli altri, dal consigliere comunale Alessandro Cochi e da Giuliano Castellino, avvolto dal tricolore col simbolo del partito.
Al sua arrivo, i presenti, tra cui il senatore Pdl Domenico Gramazio, hanno intonato la canzone “In alto i cuori”.
Ai funerali partecipano la destra romana al completo, Flavia Perina, Tilgher Adriano, Ciarrapico,Francesco Storace, Sergio Marchi oltre al’ex presidente della Regione Lazio Renata Polverini, il leader dell’Udc Pierferdinando Casini. Presente anche il sindaco Gianni Alemanno.
“Negli anni in cui Teodoro Buontempo fu consigliere comunale a Roma ci aveva parlato di periferie, di casa, di lavoro, di politiche sociali. Ci aveva insegnato cos’e’ la destra sociale”, ha detto il sindaco al termine delle esequie. A Roma, “non c’e’ mai stata nessuna periferia che non abbia visto la presenza di Buontempo. Lui si batteva per gli ultimi e se questa citta’ ha qualche cicatrice o ingiustizia in meno e’ merito di Buontempo. Da uomo delle istituzioni – ha aggiunto – giuro che non l’ho mai sentito parlare di altro che non fosse il bene della nostra citta’. Onore a Buontempo”.
“Onore a te nostro presidente, onore a te nostro camerata”, così il leader della Destra Storace. “Mi dispiace di non poter dare più la parola al presidente del mio partito, ma ci restano le sue idee”, ha detto commosso. Buontempo “e’ stato un grande uomo politico e un padre per tutti noi. Siamo costernati da quello che e’ accaduto. Ma sappiamo che ci guarda ed e’ presente”, ha aggiunto.



mercoledì 24 aprile 2013

TEODORO CI HA LASCIATO





Onore ad un grande combattente, un uomo che ha dedicato una vita alle battaglie politiche per il bene comune , dall’alto di un’appartenenza Politica di cui andava fiero e che ha aiutato ad alimentare e divulgare nella nostra società. UN GRANDE UOMO DI DESTRA , UN MISSINO PURO.


Grazie Teodoro, guidaci da lassù.

martedì 23 aprile 2013

TEODORO NON MOLLARE


Teodoro Buontempo sta lottando per un'ultima battaglia su questa vita terrena, da gran lottatore ci auguriamo che la possa vincere . NON MOLLARE TEODORO!!



                        A NOME DI TUTTA LA FEDERAZIONE PROVINCIALE DI PRATO