Oggi è l’anniversario della morte del più grande Politico
Italiano del dopoguerra, un Uomo che è stato una guida fondamentale per molti
Italiani ed ha saputo veicolare valori e concetti di società su cui ancora oggi
tantissimi poggiano il loro percorso di vita. Ho creduto opportuno riprendere
una breve ma significativa cronistoria pubblicata oggi su “IL GIORNALE
D’ITALIA” per ricordarlo e mantenere vivi quei valori e quegli ideali che ha
saputo infondere e che noi abbiamo l’obbligo di insegnare alle giovani
generazioni per un futuro migliore della nostra Nazione.
Sebastiano Campo
ANNIVERSARIO
22/05/2013
Giorgio Almirante: l'antologia dei discorsi
Breve cronistoria d'Italia, con alcuni dei
passaggi più significativi del segretario del Msi-Dn
Dalla Repubblica Sociale
all'ultimo discorso alla Camera, passando per momenti drammatici della vita
politica nazionale
L’esordio alla Camera (1948)
Sulla barca governativa
sono stati accolti dei remiganti i quali indubbiamente vogliono remare in
direzioni opposte: al centro di questa barca l'onorevole De Gasperi ha
innalzato una bianca vela, la vela del progressismo e dell' innovazione;
giacché ci ha comunicato nel suo discorso che la Democrazia cristiana è un
partito innovatore e progressista. Ma noi temiamo fortemente che, remando gli
uni in un senso e gli altri nell'altro e mancando purtroppo ancora il buon
vento degli effettivi del paese, la barca si areni nelle solite secche.
RSI, addio! (1948)
Colui che qualche anno
fa innalzò questo tempio d'ingiustizia ebbe a chiamarlo «tempio, tetrastilo»,
usando una formula greca, forse perché alla lingua latina, la lingua del
diritto, ripugnava una definizione di questo genere. Oggi questo tempio a
quattro colonne o è crollato o sta crollando; ma sotto le macerie troppa gente
ancora soffre, troppi italiani soffrono. Si teme forse che essi possano, come
diceva il Presidente del Consiglio, rientrare nella famosa spirale della
vendetta. Non è vero: essi l'hanno spezzata, essi vogliono rientrare nel
circolo degli affetti familiari, essi vogliono lavorare per l'Italia. Con
questo auspicio, o colleghi -che finalmente si possa lavorare per l'Italia in
un'atmosfera veramente pacifica e pacificata -il Movimento sociale italiano
inizia la sua attività parlamentare, che sempre condurrà da questo punto di
vista e con questo preciso intento. Non importa che la nostra pattuglia sia
ristretta: è grande il nostro cuore d' italiani!
Il ritorno di Trieste
La sera del 10 giugno in
piazza Unità è rimasta incancellabile nell'animo di tutti coloro che hanno
avuto la grande sorte ed il grande privilegio di viverla insieme col popolo
triestino. Era sentimento? No, era un atto di storia, era un fatto storico
fondamentale nella vita del nostro paese. Trieste quella sera, in quei giorni,
celebrò la sua vittoria, che non fu vittoria politica, ma vittoria storica.
Trieste riconsacrò l'Italia a se stessa. Da Trieste partì in quei giorni una
luce, che chiarì a molti italiani, che in questi anni ne avevano perduto la
nozione ed il ricordo, cos'è la nazione, cos'è la patria, cosa significa amare
l'Italia. Trieste vinse allora, e noi siamo sicuri che Trieste vincerà ancora.
Trieste ha ricordato agli italiani, ha radicato nuovamente negli italiani,
anche nei più riottosi, il senso vivo della nazione. Trieste, nell'ambito
internazionale, saprà ricordare agli europei, agli uomini civili europei e di
tutte le parti del mondo, il senso vivo d' Europa, della sua civiltà, della sua
lotta contro ogni barbarie.
In ricordo dei Caduti
Noi siamo caduti e ci
siamo rialzati parecchie volte. E se l'avversario irride alle nostre cadute,
noi confidiamo nella nostra capacità di risollevarci. In altri tempi ci
risollevammo per noi stessi, da qualche tempo ci siamo risollevati per voi,
giovani, per salutarvi in piedi nel momento del commiato, per trasmettervi la
staffetta prima che ci cada di mano, come ad altri cadde nel momento in cui si
accingeva a trasmetterla.
Julius Evola
Se volete un motto che
vi ispiri e vi rafforzi, ricordate l’insegnamento di Evola: “Vivi come se tu
dovessi morire subito. Pensa come se tu non dovessi morire mai”.
Pacificare senza rinnegare
Non vi offendete, non
prendetevela a male. Quello che sto dicendo non vuol essere affatto
provocatorio, anche se mi rendo conto che può sembrarlo. Bisogna che tutti
prendano atto che la Repubblica nata dalla Resistenza è morta e bisogna
celebrarne i funerali. Non lo dico polemicamente. Mi rendo conto che è
difficile, per ciascuno di voi, almeno per coloro che hanno militato nei ranghi
della Resistenza, accettare un simile discorso: ma io lo faccio egualmente.
Quando noi anziani (o noi vecchi), che siamo giustamente legati alle nostre
memorie ed alle nostre vecchie tradizioni, parliamo un linguaggio che ci sembra
attuale e che invece attuale non è, quando voi insistete a proposito dei valori
della Resistenza ed io insisto sui contrapposti valori della Repubblica sociale
italiana, io vi dico che non sono disponibile a cedere su questo piano: non
sono disponibile a rinnegare; e ricordo a me stesso che il vecchio motto del
Movimento Sociale Italiano fu inventato da Augusto De Marsanich, che fu
splendido segretario del partito e che insegnò nella sua esperienza, nella sua
pulizia, nella sua estrema correttezza morale, nella sua grande capacità
politica, a non rinnegare e a non restaurare. Non siamo disponibili per
rinnegare; ma (abbiamo dato l'esempio, e continuiamo a darlo) siamo capaci di
non restaurare. La nostra non è una tradizione che pigramente pensiamo di poter
inserire immutata nel presente e nell'avvenire del nostro paese. Noi pensiamo
di rinnovare noi stessi, di dare esempio di capacità di rinnovamento da parte
nostra; pensiamo che sia venuta l'ora per riconoscerci in una Repubblica
diversa, adeguata alle necessità dei tempi, in una Repubblica che sappia
davvero rappresentare il punto di incontro tra tutti gli italiani.
In morte di Ugo Venturini (1970)
Sto dicendo la verità a
nome di un partito che in quella occasione ha fatto esemplarmente il suo dovere
e sto dicendo la verità a nome di un partito (anticipo, dolorosamente, quello
che stavo per dire) che ha avuto in Genova uno dei suoi giovanissimi martiri,
Ugo Venturini, il quale è stato fatto fuori a pietrate accanto a me, per
salvarmi la vita. Erano pietrate che erano destinate al mio cranio, e che
purtroppo sono arrivate al giovane cranio di Ugo Venturini. Dopo i fatti del
1960, per la prima volta tornavo a Genova per tenere una manifestazione; trovai
il solito servizio di disordine, trovai forze dell'ordine che purtroppo avevano
avuto l'ordine di consentire il disordine. La pelle ce l'ha rimessa un ragazzo
di trentatré anni, Ugo Venturini. Ci permettete di ricordare i nostri morti, ce
lo permettete? Perché lo stiamo facendo senza nessuna faziosità, con enorme
dolore.
Il Potere e l’Opposizione
Non ho alcuna
aspirazione di potere. Noi non abbiamo alcuna aspirazione di potere, e siamo in
grado di raccogliere consensi sempre più vasti anche dicendo ai nostri elettori
che non li potremo difendere da posizioni di potere, ma che li difenderemo da
posizioni di opposizione. Da quarant'anni a questa parte questo è il nostro
atteggiamento, questo è il nostro comportamento in Parlamento e nel Paese.
La Coscienza
Buona fortuna agli
avversari; noi abbiamo buona coscienza, il che è più importante.
Dopo l’assassinio di Alberto Giaquinto (1979)
Si accertino questi
fatti; si sarebbero dovuti accertare prima. Ma che razza di ministro
dell’Interno è un ministro che ripete il mattinale della questura, di una
squalificata questura, di uno squalificato questore, quando ci sono dei ragazzi
assassinati?
Mi sento padre di questa
famiglia, come segretario di questo partito.
Non volevamo tenere
comizi, perché i comizi sono di pessimo gusto quando si tratta di dare la
parola a chi ha dato il sangue.
Sono il segretario del
Movimento sociale italiano-Destra nazionale, partito nato 32 anni or sono, che
ha onoratamente vissuto alla opposizione quasi tutta, posso dire tutta, la sua
vicenda politica, nel bene e nel male, sbagliando o a ragione.
La giustizia se lo
ricordi, onorevole ministro, nell’esercizio della sua funzione è la sola
alternativa alla violenza. Non ne esistono altre. È inutile parlare di
pacificazione. No, la giustizia ci vuole! I giovani questo vogliono, a questo
hanno diritto.
Ebbene, in nome dei
giovani, nostri ed altrui, noi vogliamo giustizia e non molleremo, onorevole
ministro.
Cadono i nostri ragazzi,
e me ne duole infinitamente. Cadono ragazzi di sinistra o di altre parti; me ne
duole altrettanto, ma cominciate a cadere anche voi, perché siete marci, in
questo meccanismo di corruzione indotta, di viltà contagiosa, di menzogna
invereconda!
L’ultimo discorso alla camera (1987)
Qualcosa comincia
finalmente a tradursi in realtà. Lo stesso onorevole Craxi ha fatto propria
(senza naturalmente citare la fonte: ma non ha alcuna importanza) una delle
tesi da noi sostenute, cioè le necessità che il Presidente della Repubblica sia
eletto direttamente dal popolo. Gruppi parlamentari come quello
socialdemocratico hanno presentato abbastanza recentemente proposte di legge
per l'elezione diretta del sindaco: e non si tratta di una riforma meno
importante della precedente, anzi in qualche modo si può dire che sia
addirittura più importante. Si sta, molto lentamente e faticosamente,
determinando una coscienza popolare sulla necessità di riformare il sistema.
Così, appunto, il Movimento Sociale Italiano-Destra Nazionale qualifica la sua
azione di opposizione.
L’addio alla Segreteria (Congresso di Sorrento – 1987)
Mi piacerà essere
ricordato. Ma prego Iddio di non farmi rimpiangere dal popolo missino.
La mia età e la mia
salute non sono i motivi determinanti della mia fermissima decisione, anche se
un certo peso lo hanno avuto. E allora qual è il motivo vero? Il fatto che per
quasi vent' anni il Movimento sociale abbia avuto lo stesso segretario e la
stessa classe dirigente. E' dunque giusto, è utile, è necessario che il
segretario del partito dia l' esempio e lasci l' incarico. Cederà il posto, ma
non scomparirà. La casa dell' Msi è, insieme alla mia dimora personale, casa
mia. Nessuno se ne va.
“Non ho voglia di vivere
a lungo.
Quello che potevo fare
di buono l’ho già fatto:
ho seminato fede e
speranza per tanti anni.
Ho esortato al coraggio
e alla pazienza un popolo
che se avesse avuto
pazienza e coraggio non sarebbe finito così male.
Ho diffuso amore per idee
buone e semplici.
Di più non potrò mai
fare.
Ed è bene che uomini
come me non raggiungano il successo.
Degli uomini come me si
deve poter dire:
era fatto per i tempi
duri e difficili,
era fatto per seminare e
non per raccogliere,
era fatto per dare e non
per prendere.
Vorrei tanto che, quando
non ci sarò più,
si dicesse di me quello
che Dante disse di Virgilio:
facesti come colui che
cammina di notte,
e porta un lume dietro
di sé, e con quel lume non aiuta se stesso.
Egli cammina al buio,
si apre la strada nel
buio ma dietro di sé illumina gli altri.”
“Non ho voglia di vivere a lungo. Quello
che potevo fare di buono l’ho già fatto: ho seminato fede e speranza per tanti
anni. Ho esortato al coraggio e alla pazienza un popolo che se avesse avuto
pazienza e coraggio non sarebbe finito così male. Ho diffuso amore per idee
buone e semplici. Di più non potrò mai fare. Ed è bene che uomini come me non
raggiungano il successo. Degli uomini come me si deve poter dire:era fatto per
i tempi duri e difficili, era fatto per seminare e non per raccogliere, era
fatto per dare e non per prendere. Vorrei tanto che, quando non ci sarò più, si
dicesse di me quello che Dante disse di Virgilio: facesti come colui che
cammina di notte, e porta un lume dietro di sé, e con quel lume non aiuta se
stesso. Egli cammina al buio, si apre la strada nel buio ma dietro di sé
illumina gli altri.”